Ha quasi fatto più danni il femminismo che la cultura cattolica

Luglio 11th, 2012 — 10:11pm

La stessa questura di Roma spiega in una nota ufficiale che le indagini “hanno permesso di chiarire che la vicenda non ha evidenziato alcun comportamento violento ai danni della ragazza straniera”. Nei confronti del giovane, quindi, non viene mossa alcuna accusa, né di violenza sessuale, né di omissione di soccorso, né di lesioni.

Repubblica.it

Potrebbe sembrare antifemminista questo post che inizia con l’affermare che il femminismo ha fatto più danni alle donne della cultura cattolica, nei secoli dei secoli. Potrebbe anche sembrare desueto questo incipit che viene dopo “l’ennesimo atto di violenza…” – oh wait – aspetta aspetta aspetta. Qui dice “rapporto molto violento ma consenziente”.

Per gli amanti delle opinioni pregiudiziali prestampate, fortunatamente, rimane un punto fermo: “il giovane tunisino”. Così i benpensanti potranno esclamare ad alta voce “questi stranieri che vengono in Italia”, e a mezza bocca “se lo è meritato, quella troia”.

Posso dire una cosa? Nessuno merita niente del genere ma non viviamo nel mondo della Disney dove il bene trionfa sempre, soprattutto se ha passaporto statunitense. Viviamo in un mondo dove può benissimo succedere di avere 22 anni, essere una ragazza, essere in vacanza in terra straniera, andare ad una festa e divertirsi come lo si intende oggi verso una certa fascia d’età: stordirsi di alcol (più ne reggi, più sei sei figo), rimorchiare, darla al primo che passa, che può andarti bene ma può anche capitarti lo stronzo. E poi ritrovarsi tre ore dopo in ospedale a farsi ricucire le lacerazioni nella zona genitale.

Certo, qualcuno te lo dovrebbe anche dire e metterti in guarda che potrebbe succedere. Senza ansia, per carità ma con una certa dose di fatalismo. Più difficile è arrivarci se sei prima cresciuta in un mondo di favole disneyane e successivamente in un mondo dove la donna viene culturalmente rappresentata come esempio da seguire e veramente libera e cool solo se è sexy e se la dà via come il pane, imitando maldestramente uno tra i più beceri comportamenti maschili.

Dico, siamo passate – noi (marò) donne – dall’avere come modello di riferimento Santa Maria Goretti a una qualsiasi velina da copertina, succube del suo aspetto fisico, desiderosa di mostrarsi appetibile e procace. Per questo dicevo, il femminismo ha fatto quasi più danni della cultura cattolica: prima le donne erano le vittime (di un sistema culturale a predominanza maschile), ora siamo anche consenzienti ad essere le vittime, scambiando l’uso arbitrario e svilente del nostro corpo per libertà.

E’ un discorso difficile e non ne sono neanche venuta a capo. Rimango con la rabbia e un dubbio che mi porta a chiedere se tante l’hanno mai capito che il personaggio di Samantha a Sex and the City era l’unico decisamente inverosimile.

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13 Responses to “Ha quasi fatto più danni il femminismo che la cultura cattolica”

  1. Luca

    Santa Maria Goretti o la velina, un passaggio brusco. Mi hai rcordato questo pezzo:
    http://www.youtube.com/watch?v=mcpibtPhBSg

  2. anna

    Triste ammetterlo, ma è veramente così. La tua frase finale dice tutto con grande efficacia.

  3. uqbal

    Quando mai il femminismo ha predicato “datela via e non ci pensate”?

    Quella della velina è un immagine che viene dritta dritta da un mondo patriarcale, padronale e retrivo come quello italiano, ben incarnato da un Berlusconi che tutto sarà stato tranne che campione della modernità o del femminismo.

    Se una ragazza è così cretina da voler essere letteralmente scopata a sangue (prendo per buono il “consenziente” e presuppongo che la vicenda si chiuda qui, altrimenti la valutazione cambia immediatamente) e se un ragazzo è così cretino da prendere e andarsene di fronte ad una ragazza sanguinante, non ci sono “-ismi” da tirare in mezzo né massimi principi, ma soltanto la storia privata di due individui, non generalizzabile.

    Anzi, se proprio si vuole trarre una lezione da tutto questo, dovrebbe riguardare l’abuso di alcool, non la morale sessuale.

    Piano, prima di buttare a mare il femminismo (e lo dice un uomo).

  4. Francesco D'Orsogna

    Totalmente d’accordo con uqbal.
    Seguo il blog, ma questo post è un po’ così.

  5. Laurabeat

    Mah, ti dirò…

    ho iniziato il ragionamento ma poi mi sono accorta, andando avanti col post, che mi stavo incartando da sola. In effetti ho usato impropriamente la parola “femminista” non riferendomi ai vari movimenti storici ma più all’eccezione contemporanea che è “per essere libera devo darla”. Dipende anche dal fatto che, prima di scrivere il post avevo fatto una discussione in cui mi era stato dato “dell’antifemminista” perché avevo dato della plagiata a Sara Tommasi (la controparte diceva che era una che la dava di sua spontanea volontà, io che era appunto una plagiata).

    (che ottimo spunto cui far partire ragionamenti, eh) u_u

  6. uqbal

    Sara Tommasi non so se sia stata plagiata (probabilmente sì), ma di sicuro non è compos sui, quindi sono sostanzialmente d’accordo.

    Quel tipo di argomento cui tu alludi (era consenziente, quindi vale tutto) mi ricorda quello che ho trovato in calce ad un articolo di diverso tempo fa su giornalettismo su ragazze che accettano di pagare l’affitto con il sesso.

    Alcuni sedicenti moderni dicevano che va tutto bene (“non siamo moralisti!”), senza rendesi conto a) dei ricatti cui una persona finisce per sottoporsi b) delle aspettative e dei problemi che si generano verso chi invece vorrebbe pagare con i soldi.

    L’inghippo è che quella presunta mancanza di moralismo bigotto in realtà è pure egoismo.

  7. uqbal

    *puro

  8. anna

    Scusa, Laura. Non credo tu debba giustificarti per quello che hai scritto. In effetti, il femminismo degli anni ’70 conteneva “anche” la rivendicazione della libertà sessuale, fino ad allora riconosciuta agli uomini e non alle donne. Purtroppo, la volgarizzazione delle idee del movimento, secondo me, fa parte del movimento stesso, ed è responsabile del passaggio da “Il corpo è mio e lo gestisco io” a “Il corpo è mio e lo sperpero come voglio io”.
    Naturalmente, ha anche ragione uqbal, quando individua in certa mentalità la colpa della svalutazione della donna.
    Direi che il mix tra le due cose è un buon terreno per far crescere un’idea del sesso superficiale e illusoria.
    Secondo me, il passaggio a questo tipo di costume è avvenuto anche tramite nonne e mamme che hanno assunto il femminismo come valore assoluto, piuttosto che storico: non mi spiegherei, altrimenti, come mai, ancora oggi, cioé in tempi di rischi sanitari pesanti, vedo mamme accompagnare le figlie quindicenni dal ginecologo per la pillola, piuttosto che informarle sulla prevenzione e su un sano concetto della sessualità.
    Uqbal ha poi ragione su un altro aspetto, cioé l’alcol. Come dire che abbiamo toccato il fondo del permissivismo un po’ su tutto. E sarebbe storia lunga… Non mi pare sbagliato, da parte tua, notare che l’idea di parità uomo-donna, risalente ai movimenti femministi, sia andata a finire in uno di quei messaggini che ho scoperto girare tra quattordicenni, quindicenni e a volte tredicenni: ” Ieri sera ho scopato con…”. Visto con i miei occhi.

  9. Laurabeat

    Egoismo, dici.

    Guarda, è un tema cui penso spesso e non ne sono ancora venuta a capo. Ma secondo me è proprio il sistema culturale (occidentale americano) che ha fatto danni con la questione del consumismo e in secondo luogo c’è una effettiva perdita di moralità + perdita di senso critico + smarrimento del fine. Ottimo spunto, ci penserà su.

  10. uqbal

    Laura

    Io non credo che si possa parlare di sistema culturale americano. Non solo ci sono tante culture americane, ma l’America è il paese in cui è meglio se ci pensi quattro volte prima di concederti una “pacca giocherellona”.

    L’esibizione estrema del corpo femminile attraversa l’Occidente, ma è in Italia che trovi 8 ragazze in costume per un quiz televisivo, non gli Usa. E un pubblico che ama vedere tante ragazze sculettanti è in primo luogo un pubblico maschile che ha un immaginario ottocentesco, che è stato solo sfiorato dal consumismo, ma che rimane intimamente premoderno (qualcosa di simile ad uno sceicco che si gode coca cola e belle macchine occidentali: non sono quelle che gli hanno plasmato l’immaginario sulle donne…).

    Quando parliamo di occidente e di libertà (non esiste una eccessiva libertà, è importante ricordarlo), facciamo riferimento non all’Italia, Paese periferico e relativamente poco sviluppato, ma alla Germania, all’UK, ai Paesi scandinavi, ad Usa e Canada. Paesi in cui i politici non consigliano alle ragazze di trovarsi un marito ricco, in cui i giudici non emettono sentenze del tipo “se la sono cercata” (ci ricordiamo i jeans, ci ricordiamo la 14enne “che c’era abituata, ormai”, ecc. ecc.?)…

    E se pensiamo che l’Occidente abbia distrutto la dignità delle donne, diamo un’occhiata veloce alla società tradizionali, e vediamo…

  11. uqbal

    uff…
    *non facciamo riferimento

  12. Laurabeat

    Comunque bella riflessione Uqbal. Dire “cultura consumista occidentale” è un concetto troppo allargato. La prossima volta che rifletterò sulla faccenda o geolocalizzo solo all’Italia oppure espando il concetto con le dovute pinze. Grazie : )

  13. Jan Quarius

    Non abbiate paura di pronunciare la parola femminismo e antifemminismo. La seconda serve nei giorni d’ggi, un po’ come antirazzismo!

    Jan 😉


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