Oggi mi sento particolarmente perplessa. Osservo le cose sperando che siano metafora di qualcosa ma poi non sono metafora di niente. Ho provato a fissare con particolare intensità scenari potenzialmente significativi ma non mi hanno suggerito comunque nessun senso della vita.
Oggi mi sento un po’ distratta. Tamburello con le dita, in attesa. Effettivamente, sono in attesa. Ma d’altronde non siamo tutti sempre in attesa?
Cose che mi fanno sorridere. Mio marito non è troppo interessato alla lettura, alla letteratura, alle mode letterarie, al commentariat. È proprio totalmente fuori da queste logiche, non sta su Twitter, non ricorda più la password di Facebook. Senonché, gli do da rileggere tutto quello che scrivo (è fortunato, si tratta di poca roba). Quando gli do da rileggere pezzi che poi dovrebbero finire su delle riviste, invariabilmente mi dice in anticipo tutto quello che poi mi dirà il caporedattore: se il pezzo va bene, se va male, se non si capisce, se non ha senso. Rimango sempre un po’ piccata: ma scusa, non leggi niente, non ti piacciono i libri, non leggi neanche mezza rivista online, ma che ne puoi sapere? Penso. Finisce che non li correggo e li mando alle riviste così. Il caporedattore me li rimanda indietro, dicendomi di correggere le stesse cose che mi aveva detto di correggere mio marito. A quel punto la revisione devo farla per forza ma poi a rimanere piccato è mio marito, a cui faccio rileggere la revisione, che mi dice “te l’avevo detto”. Facciamo gli offesi ma in realtà io sono compiaciuta e lui pure.
A volte il passato ritorna con piccole insignificanze. Tipo su LinkedIn c’è quella cosa diabolica che ti fa vedere chi ha visitato il tuo profilo. La maggioranza degli utenti ha il profilo impostato su anonimo. Alcuni hanno lasciato qualche informazione visibile, tipo l’azienda. Insomma, mi ha visitato il profilo un amico del decennio scorso che non lo è più dal decennio scorso. La notifica era “anonimo ha visitato il tuo profilo”, ma l’azienda era visibile. L’azienda, settore artigianato culturale col nome più post-adolescenziale del mondo, se l’è inventata lui, quindi era lui. Quindi. E che voleva vedere? Che si spiava? Cosa gli interessava constatare? Perché ci si osserva a vicenda da lontano, piuttosto che avvicinarsi e chiedere? Lo domando soprattutto a me stessa.
Sono sempre qui che fisso oggetti, tamburello, prendo un libro dalla libreria, lo sfoglio velocemente e poi ce lo rimetto. Guardo le notifiche, scrollo, controllo il telefono. Sento gli operai al piano di sopra che spaccano il muro. Forse dovrei fare come loro.






